Essere trovati, citati, scelti

Come cambia la visibilità online nell’era dell’intelligenza artificiale

Per molti anni essere visibili online ha significato soprattutto comparire nei primi risultati di Google. Una buona posizione, qualche parola chiave ben scelta, un sito indicizzato correttamente e una strategia SEO efficace erano gran parte della presenza digitale di un’azienda, e tutto questo continua ad avere valore. Ma qualcosa sta cambiando: sempre più spesso non chiediamo a un motore di ricerca dove trovare una risposta, gli chiediamo direttamente la risposta.

Cerchiamo un prodotto, confrontiamo soluzioni, chiediamo suggerimenti su un fornitore o su quale tecnologia possa risolvere un problema. Sistemi come ChatGPT, Google AI Mode e le nuove piattaforme di ricerca basate sull’intelligenza artificiale non restituiscono necessariamente dieci link da consultare. Interpretano la domanda, raccolgono informazioni da fonti diverse, le confrontano e costruiscono una risposta.

Per le aziende è un cambiamento più profondo di quanto sembri. La domanda non è più soltanto se siamo posizionati bene su Google, ma se, quando qualcuno cerca una competenza come la nostra, siamo tra le aziende che il sistema riesce a riconoscere, comprendere e considerare autorevoli. Il settore ha già dato un nome a questa disciplina, Generative Engine Optimization, o GEO, e la si trova citata anche come AEO o “SEO per l’AI”. Quale sigla finirà per imporsi è, per il momento, una questione secondaria: più utile è capire come questi sistemi scelgono le fonti, e solo dopo imparare ad adattarsi.

Dalle parole chiave alle intenzioni

La SEO tradizionale ci ha abituati a ragionare per parole chiave, come “arredamento ufficio Treviso“, “automazione industriale Veneto” o “progettazione stand Milano“. Oggi però una persona può formulare la stessa esigenza in modo molto diverso, per esempio chiedendo quali aziende italiane siano in grado di progettare uno showroom per un produttore di arredamento che vende soprattutto all’estero.

Una domanda così contiene un settore, un bisogno, una dimensione geografica e, tra le righe, una serie di competenze. Per comparire in una risposta di questo tipo non basta aver inserito nel sito la giusta combinazione di keyword: il sistema deve capire chi siamo, cosa facciamo, per chi lo facciamo e perché possiamo essere considerati credibili. Ed è qui che il tema smette di essere soltanto tecnico e diventa strategico.

Il ritorno dell’autorevolezza

C’è poi un apparente paradosso. Più diventa facile produrre contenuti con l’intelligenza artificiale, più è probabile che aumenti il valore di quelli che non si possono semplicemente replicare: un’esperienza reale, un progetto, un test, un’opinione competente, una metodologia proprietaria, un errore da cui si è imparato qualcosa, un dato raccolto sul campo, una fotografia originale.

Se internet si riempirà di testi formalmente corretti ma intercambiabili, la differenza tornerà a farla ciò che un’azienda conosce davvero. L’intelligenza artificiale, in questo senso, non rende inutile la competenza, la rende più facile da riconoscere.


Dal “farsi trovare” al diventare una fonte

Per anni abbiamo costruito contenuti per attirare visitatori. Oggi dobbiamo cominciare a costruirne anche di abbastanza chiari, originali e autorevoli da poter diventare una fonte, perché il percorso è questo: prima essere trovati, poi essere compresi, poi essere citati e infine essere scelti. Non significa scrivere per gli algoritmi, ma descrivere con più precisione, per le persone, ciò che sappiamo fare. Dietro ogni ricerca, anche quando è mediata da un’intelligenza artificiale, c’è sempre qualcuno che deve prendere una decisione.

Essere presenti non significa essere comprensibili

Esistono aziende con siti ricchi e curati che restano sorprendentemente difficili da interpretare. Homepage suggestive, claim ambiziosi, molte fotografie e pochissime informazioni concrete: non è raro arrivare alla fine della navigazione senza aver capito quali problemi quell’azienda sappia davvero risolvere. Se questo è un limite per una persona, lo è ancora di più per un sistema che deve interpretare in automatico informazioni, competenze e relazioni.

Una presenza digitale efficace deveì quindi ìessere anche leggibile. Servizi descritti con chiarezza, settori di applicazione, competenze, case history, prodotti, persone, domande frequenti e progetti realmente realizzati sono i mattoni con cui si costruisce il significato digitale di un’impresa.

Abbiamo provato a verificarlo ponendo la stessa domanda a ChatGPT e a Google AI Mode: quali aziende progettano showroom in Veneto? Ciascuno dei due strumenti ha indicato sei aziende. Gli elenchi non erano identici, ma alcuni nomi comparivano in entrambi. Guardando i siti di queste aziende, oltre a un buon posizionamento per le parole chiave abbiamo trovato tre elementi ricorrenti: una pagina dedicata ai servizi, un portfolio con i progetti realizzati e l’indicazione chiara di operare in Veneto. Non è uno studio statistico, ma un’osservazione che chiunque può ripetere, e racconta una cosa semplice: a farsi citare sono le aziende che rendono leggibile ciò che sanno fare e possono dimostrarlo.

 

Da dove cominciare

Sulla GEO è ancora presto per le ricette, e diffidiamo di chi ne promette una. Quello che possiamo dire è che il punto di partenza è quasi sempre lo stesso: il nostro sito. Basta rileggerlo con tre domande in mente. Chi non ci conosce capirebbe in un minuto cosa facciamo e per chi? Troverebbe esempi concreti di progetti reali, con nomi, numeri e risultati? C’è qualcosa, tra quello che raccontiamo, che un concorrente non potrebbe scrivere al posto nostro?

Se le risposte non sono del tutto convincenti, il problema probabilmente non è l’intelligenza artificiale.

È il momento di ripensare ciò che stiamo raccontando, e se volete farlo insieme a qualcuno, noi ci siamo.

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